Dic 05

Danilo Dolci.

Categoria: Blogroll

Danilo Dolci Sciopero al contrario
Per qualcuno, forse, il nome Danilo Dolci vuol dire molto. Per me, fino ieri, Dolci non era nessuno. Probabilmente, per la più grande parte dei miei conterranei e dei miei coetanei, tuttora, Dolci continua a non essere. Su di lui non hanno mai fatto una fiction, una puntata di Porta a Porta con plastico annesso o del treno delle meraviglie. La sua vita, se non fosse per colpa del malefico tasto “Una pagina a caso” di quella Meraviglia chiamata Wikipedia, probabilmente mi sarebbe rimasta per sempre oscura. Ieri, ho avuto modo di scaricare sul portatile tutte le pagine web che son riuscito a trovare nei miei “dieci minuti d’aria”, quasi giornalieri, trascorsi nello scomodo Internet Point vicino all’Università; lo stesso Internet Point dal quale domani mattina pubblicherò questo post.
Le origini di Danilo Dolci sono molto modeste. La madre era di origini slave, il padre lavorava nelle ferrovie ed era stato capostazione a Trappeto, un paesino in provincia di Palermo. Nonostante si fosse iscritto in Architettura a Milano non finì gli studi, a venticinque anni scelse di tornare in quel paesino Siciliano dove il padre aveva lavorato, la povertà di quella zona, parliamo degli anni ‘50, lo catturò. Tornò, per l’appunto, in Sicilia per cominciare una lotta politica intensa e semplice, avvalendosi della forza della non-violenza. Leggendo la lista dei suoi innumerevoli scioperi della fame in aiuto dei contadini, stretti tra un Anti-stato arrogante e uno Stato fatiscente, quello del 2 febbraio 1956 mi ha enormemente colpito. Danilo in quell’occasione aveva organizzato lo “sciopero alla rovescia”, nel corso del quale lui stesso e qualche centinaio di contadini della zona, occuparono una vecchia “trazzera” (strada vicinale tra i campi) e cominciarono ad aggiustarla, per mettere in evidenza il fatto che i lavori da eseguire da parte della collettività erano (e sono) tanti e che i contadini hanno il diritto a lavorare, diritto riconosciuto loro anche dalla Costituzione Italiana, all’art. 4. I dimostranti, compreso Danilo, furono arrestati per occupazione di suolo pubblico. L’episodio suscitò indignazione nel Paese, e provocò numerose interrogazioni parlamentari. Dolci venne successivamente scagionato in un processo che ebbe enorme risalto sulla stampa. Un altro episodio particolare riguardava la scoperta di Danilo di un progetto, fatto per migliorare la situazione agricola ed economica della zona e che, da molti anni, giaceva sepolto in qualche ufficio ministeriale: una diga sul fiume Iato. Essa avrebbe permesso di creare un bacino per irrigare i campi delle zone vicine, risolvendo così uno dei più gravi problemi della zona, dato che, a periodi brevi di forti piogge, che slavavano il terreno, succedevano periodi lunghissimi di siccità che rendevano, a propria volta, i terreni quasi improduttivi. Ma la mafia si era coalizzata contro il progetto, perché temeva potesse rivoluzionare l’assetto politico-economico della zona, e l’aveva fatto affossare. Le lotte di Danilo e la notorietà che gli aveva portato il processo fecero riemergere il progetto dal fondo dei cassetti stimolandone la realizzazione a cui Danilo collaborò. Fu in questa occasione che Danilo ed i suoi collaboratori, ebbero a che fare con la mafia, che in più occasioni minacciò il “Gandhi Italiano”. Morì nel 1997.

La sua vita, anche se in questo post è stata solo accennata per sommi capi, è evidentemente un modello da seguire e far conoscere. Temo, in realtà, che Danilo Dolci rimarrà a lungo un nome conosciuto solo da chi ha avuto l’onore di vivere quegli anni e da chi ha avuto la fortuna di “navigare” in alcune buone pagine Web. La grande massa, quella che s’informa prevalentemente tramite la televisione, difficilmente lo sentirà nominare. Dopotutto, chi mai girerebbe qualcosa su di lui? Danilo non ha sicuramente il Carisma del Capo dei Capi, nella sua storia non viene ammazzato nessuno, anzi, ora che ci penso, non ha avuto nemmeno la fortuna di essere stato fatto esplodere, come Peppino Impastato o Falcone e Borsellino. Peccato, pensare che io saprei pure come fare l’inizio di questo film su Danilo Dolci…
Anni 60, siamo in una chiesa, è Pasqua. Il Cardinale Ernesto Ruffini recita un’omelia indicando le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia, viene citato il romanzo “Il Gattopardo”, l’immancabile “Mafia” e infine un nome, un nome che per qualcuno, forse, vuol dire molto, un nome che per me, fino ieri, non diceva niente, un nome che probabilmente, per la più grande parte dei miei conterranei e dei miei coetanei, tuttora, continua a non dire…

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[Via Wikipedia / danilo1970.interfree.it ]

6 Commentucoli a “Danilo Dolci.”

  1. poluz Says:

    Bentornato, ti fai aspettare in questi periodi eh? Non dico desiderare perché non sono così ipocrita!! %eh? Comunque storia interessantissima questa qui che ci hai raccontato, su un personaggio, in effetti, semi sconosciuto! Come si dice: ce ne vorrebbero di più come lui!

  2. keeper1h Says:

    Sciopero alla rovescia… Rivoluzionare l’assetto politico-economico della zona?
    L’avevano sottovalutato, quest’uomo avrebbe potuto rivoluzionare il modo di pensare della gente.

    Ah, sii implacabile con coloro che ti negano la linea. b%an

  3. icepane Says:

    ciao queste sono le persone che non dovrebbero mai morire
    io non lo conoscevo faro un passa parola
    ringraziamo una pagina a caso Wikipedia

  4. Alessandro Massone Says:

    Il punto è un altro: la grande massa, educata dalla tv, capirebbe il suo operato?

  5. keeper1h Says:

    Buon natale, gente!
    Se per caso volete lamentarvi per l’inattività di questo blog, fatelo pure ovunque, nei commenti.
    Il prode sasà riceve una mail per ogni commento… E spulcia tutte le sue mail regolarmente.
    Quindi, più mail fate… più gli allungare il lavoro di spulciatura.
    %devil

  6. Pasquale Says:

    Bene, è risaputo che in un paese come il nostro non ci sia spazio nel ricordo di menti come le nostre ,trasparenti di fronte a migliaia di vite e mosse soltanto da una fine “glorificatrice”. Buon Natale Sasà

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