Brazil
Braziiiiiil! tarararara raramm.. nararararaaa.. nararaa…
Si, è confermato. Sono uscito di nuovo pazzo per un film. Si chiama Brazil, è di Terry Gilliam ed è qualcosa di allucinante. Alla base, come in tutte le storie, c’è un uomo, una donna e un problema che gli separa. Il che sembrerebbe banale se non fosse che il film è un trip. Vedendolo ho riso come un matto, ho pianto come un bambino, ho guardato lo schermo allibito, ho logorato la mente cercando di capire dei passaggi deliziosamente offuschi e sono andato in fibrillazione ogni qualvolta sono riuscito a venire a capo delle macchinose allusioni disseminate nella pellicola.
De niro è un idraulico-terrorista che lavora, facendosi beffa di un regime totalitario ed Horwelliano, lanciandosi tra palazzi di una città dall’architettura delirante. Sam, il protagonista, è un non-eroe, un impiagato senza ambizioni, incapace di sconfiggere le sue paure (che gli si presentano in sogno sottoforma di un Samurai [Sam-you-'re-i]). Lei, è una camionista. Il regime Horwelliano è più Horwelliano dello stesso 1984.
Io ne sono ancora stordito, come mi capita solo con i grandi film… non capisco perchè perdete tempo leggendo questa recensione scritta con i piedi, andate nel VideoNoleggio più vicino e affittatelo.
“Fatto”
Gennaio 23rd, 2008 @ 13:08
Azz, m’ispira!
“incapace di sconfiggere le sue paure (che gli si presentano in sogno sottoforma di un Samurai”
http://it.youtube.com/watch?v=cvc_KRy4cpE
Quindi quello che segue sarebbe un tributo a Brazil, o il film cita proprio questa scena, creando un singolare paradosso temporale?
Gennaio 27th, 2008 @ 00:49
No, quella scena si basa su una credenza tradizionale dal quale Brazil stesso si rifà